Bangkok

Tango a Bangkok. Tra il grande Budda e Blade Runner

In milonga col tuk-tuk

di Davide D’Angelo

Davide D'Angelo, appassionato di tango e inviato nelle peggiori milonghe del mondo.
Davide D’Angelo, appassionato di tango e inviato nelle peggiori milonghe del mondo.

Il grande Budda reclinato, le Long Tail Boat che solcano le acque melmose del Chao Phraya River, il chiasso dei Tuk-tuk, il cibo di strada di Chinatown, gli sciami di backpackers in Khaosan Rd., fulcro dell’epopea “on the road” per il sud-est asiatico. Bangkok offre tantissimo, ma non risultano milonghe o luoghi con un minimo di storia di tango.

A cercar bene però il tango è ovunque, quindi perché non qui? In quattro giorni trovo due serate ospitate in ristoranti di alberghi di lusso. Serate si fa per dire, visto che l’orario è sempre 20-23.


Mi accompagna Anna, un’amica conosciuta in milonga a Melbourne 18 mesi fa, che in viaggio tanguero verso Instanbul è stata folle a sufficienza da fare tappa a Bangkok per qualche tanda con me.
Il venerdí c’è Milonga BKK al Dream Hotel, in zona Asok, un’area solo logisticamente contrale, zeppa di Hotel per stranieri e centri commerciali.



 

Il ristorante è agghindato con tende di perline, luci lounge e una tigre blu in scala 1:1 che accoglie gli ospiti stemperando la gelida atmosfera in un tocco di pacchianeria. 350 baht (10 euro) con drink, ma la ristrettissima offerta include solo cose imbevibili. Meglio il buffet di frutta con un’ottima banana cake.

Milonga a Bangkok
Tigre in milonga


La hostess della serata è Suk. I thailandesi sanno di avere nomi impronunciabili e usano facili nickname per gli stranieri. Ha un abito a righe bianche e nere e un’età indefinibile come quasi tutte le asiatiche. Ci accoglie come se stessimo entrando a casa sua, ci accompagna al bar, poi ci invita a sistemarci. La pista ha un pavimento di marmo lucido rosa che promette bene. Il DJ è italiano, Nico Ginocchio di Genova, e non sbaglia una tanda. Di solito preferisco andare in milonga da solo, ma in questo caso posso iniziare gustandomi due tande di fila con Anna, bravissima, in attesa di capire che aria tira.

Qui mirada e cabeceo sono sconosciuti

Dopo un avvio sconfortante per presenze e livello, la serata cresce un po’ anche se non si superano le 30-35 persone. Di solito nelle milonghe così la hostess è una garanzia, se non altro per i chilometri di pista che deve aver macinato. Così punto Suk che ricambia il mio sguardo. Qui però mirada e cabeceo sono sconosciuti e gli uomini si presentano dritti al tavolo con la mano tesa. Così una faccia da c… si mette in mezzo e Suk, che deve essere gentile con tutti, non può fare nient’altro che alzarsi. Mi sale il nervoso e me ne torno al tavolo. Alla tanda successiva non ce n’è per nessuno. Generosa, in linea con il carattere solare thai, Suk ha un bell’abbraccio. È un po’ legnosetta, ma compensa mettendoci emozione. Suda tanto, come me del resto, e si scusa: qui la temperatura non scende mai sotto i 35 °C e ospitare qualcuno in un ambiente senza aria condizionata a tutta manetta è un affronto. Cerco di dirle che a me invece scambiare due gocce di sudore fresco di pista non dà problemi, ma senza successo.

Provo con la sua amica con un fisico più corpulento celato da ampi pantaloni e camicia di lino da uomo. Anche qui il mio cabeceo si infrange sulla schiena di un maleducato che si frappone all’ultimo. Smaltisco l’incazzatura augurandogli una storta, poi ci riprovo. È ancora più milonguera di Suk. A patto di stare al suo gioco sa il fatto suo, ha anche un modo di trasformare il planeo alzando il piede in una specie di habanito che trovo delizioso. Anna invece attraversa un brutto quarto d’ora, invitata in modo invadente da tre disastri, tutti occidentali.

Il Don Lurio del Siam

C’è un tipo che si muove bene. Pelato, pantaloni neri lisci e camicia bianca, sembra un po’ il Don Lurio del Siam. Viene dalla salsa. Ecco secondo me i salseri non dovrebbero ballarlo il tango: se hai dentro il ritmo scatenato, ti muovi con tutta quell’inutile allegria, il sorriso estatico e nei tuoi passi si sentono le maracas invece del bandoneon, che cosa lo balli a fare il tango? O forse i Thailandesi sono un popolo troppo felice per una mattonata come il tango. Don Lurio sta ballando con una sciura tonda occidentale dai capelli grigi che sta gioendo di una serie di soltadas inguardabili e di cui eviterò la mirada per tutta la sera.

A metà serata la svolta. Arriva una coppia che si staglia. Occidentali, giovani, lei capelli rossi e un look jeans & canotta, lui con un’alopecia mal gestita. Fanno una tanda da urlo, poi vanno al bar. Vado a cercarla mentre parte Pugliese. Sta chiacchierando con Suk e devo invitarla da distanza medio-corta seppur lasciandole la possibilità di rifiutare senza imbarazzi. Accetta sorridendo. La accompagno per mano fino in pista e la aiuto a scendere il gradino. È davvero molto bella.

Di solito vado un po’ tranquillo per il primo brano, ma qui siamo subito un tutt’uno e Osvaldo spinge. Si presenta: “Julieta, soy argentina”. Farfuglio che non sapevo fosse una maestra e che sono stato un po’ avventato nell’invitarla, ma lei mi risponde semplicemente: “Please, I’m like all the others”. Certo, come no. Anche quei quattro tanghi. Julieta Biscione e Roberto Castillo, potete dare un occhio su Youtube.

 

L’ultima tanda è per coccolare Anna, poi quando mi sono già cambiato una scarpa, DJ Nico mette una seconda cumparsita, mai sentita, e mi accorgo che dall’altra parte della saletta c’è una ragazza piccola piccola che mi guarda speranzosa con un sorriso dolcissimo, chissà magari da quando.

Non si può deludere un viso così: mi rimetto la scarpa e attraverso la sala di corsa. Kayleen mi arriva alla pancia così rimbalziamo un po’, ma non è importante, perché lei è felice e quindi lo sono anch’io. Le prometto una tanda intera per l’indomani all’altra milonga. Gran finale con foto degli organizzatori, DJ e noi illustri ospiti da Italia e Australia davanti alla tigre blu.

La sera dopo “Saturday Milonga by Lynn” è al Rembrandt Hotel, nella stessa zona del Dream. Qui la saletta è rotonda con un parquet fantastico e i tavoli tutti intorno. Ci accoglie un francese sulla sessantina con un pancione tutto joie de vivre e lo spirito di patata. Mi presenta un altro italiano convinto che la carrambata possa portare gioia ad entrambi e forse ci rimane male a vederci più sul chittesencula. Ci fa sedere ad un ampio tavolo centrale chiedendoci di condividerlo con il suo singolo occupante. Poco dopo finisce la tanda e mi accorgo con piacere che si tratta di Kayleen con cui avevo concluso la serata precedente.

Tango al Rembrandt Hotel di Bangkok

Stasera non c’è buffet, ma incluso nei 350 baht di ingresso c’è un voucher da spendere al bar in una very short list di cibo o bevande. Contrariamente alle attese, il Margarita è bevibile senza entusiasmi. Il resto della lista e il cibo sembrano improponibili.

La serata è più di livello rispetto alla sera prima, ci saranno 50 persone che da queste parti è probabilmente una folla e qualcuno in più che sappia mettere in file due passi. Stavolta la predominanza di stranieri è stemperata dal fatto che una buona fetta di essi è giapponese. Apro con Anna, sperando che stasera riesca ad attrarre qualche invito decente, mentre per la seconda tanda mantengo la piacevole promessa fatta a Kayleen ieri.

Il problema è la mancanza del DJ. Lynn ha una playlist decisamente mediocre e pure un controllo sull’impianto abbastanza approssimativo. In compenso è una padrona di casa gentile e premurosa. Esattamente come la sera prima non mi riesce di invitarla al primo tentativo, causa ostruzione. Alla tanda successiva, smaltita la bile, ci lanciamo. È un po’ spalmata, ma ci mette davvero il cuore, ascolta con attenzione, balla con umiltà e non per farsi vedere. La tanda viene fuori bene, e alla fine mi dice “Ah but you are a teacher, right? Best tango dancer ever!”. La guardo per vedere se mi sta coglionando, ma non credo che appartenga a questa cultura. Mistero.

Mi dedico alle giapponesi, Chieko è la più brava

Arrivano anche Julieta e Roberto, ma si siedono al tavolo VIP dopo una tanda tra di loro. Sono qui per pubblicizzare lezioni e la serata di compleanno di Julieta. Non voglio rischiare di inquinare il ricordo perfetto della tanda del giorno prima, quindi mi dedico alle giapponesi. Chieko è la più brava del gruppo. Pantaloni rossi, gran tecnica, poca passione, chiacchiera illimitata. Credo sia una di quelle persone sanamente curiose dell’umanità, caratteristica che il vivere all’estero amplifica. Vuole sapere tutto di me e più avanti la trovo al tavolo con Anna. Fumi invece è il contrario: un sorriso timido, un top che lascia scoperte la schiena abbondantemente sudata come si conviene a chi non si risparmia. Mi cerca tanto col seno nell’abbraccio. Peccato che la sua insicurezza si traduca in movimenti esagerati senza ascoltare la guida. Dopo il primo tango in cui finiamo addosso un po’ a tutti, l’unica soluzione è una marcatura a-la-Guantanamo in cui a malapena la faccio respirare. Alla fine mi guarda con un’espressione in cui non so se leggere ammirazione o un odio secco.


Invito la fidanzata tedesca dell’italiano che mi hanno presentato arrivando, ma è un tragico errore. Scambio con lei due parole in tedesco per esercizio, poi attacca un d’Arienzo che inaugura per la più bella tanda della serata. Dopo pochi passi è chiaro che è una principiante assoluta, non sa assolutamente cosa stia facendo. E ride. Io vorrei piangere invece. Completo un tango camminando poi mi dice che finché le faccio fare esercizio di tango, lei me lo fa fare di tedesco. Piuttosto imparo il cingalese, quindi la mollo lì e vado a farmi gli altri tre tanghi con Kayleen.
Anna è più contenta di ieri, ha fatto qualche buona tanda. Fadi è un libanese gentile che avevamo visto anche la sera prima, sgraziato a vederlo da fuori, ma molto confortevole in abbraccio. Il migliore è forse un francese, Fin, abbastanza ciarliero che balla con uno stile tutto suo fatto di piccoli rimbalzi. Della compagine giapponese il più bravo è Takeshi, ma ad Anna non riesce la mirada. Si deve accontentare di un altro, più acerbo, ma anche lui impeccabile per eleganza.

Alle 23 già chiamano l’ultima tanda che io e Anna ci gustiamo insieme con un po’ di nostalgia sapendo che magari passerà di nuovo un anno e mezzo prima che ricapiti di ballare insieme, ma felici della follia di Bangkok.

 

 

 

 

 

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